Casa Gisa


Affacciati sul lungomare due appartamenti degli anni ’50 uniti da un unico linguaggio progettuale. La richiesta è semplice e precisa: materia, equilibrio, spazio e luce naturale.

Designers
Arch. Silvia Brocchini

Niente è quello che sembra apparentemente: il bianco e il nero non sono scelte cromatiche, ma superfici, campiture nette che costruiscono contrasti misurati e fanno emergere l’essenza stessa della materia. Il parquet a spina francese, in rovere color sabbia, è la tela su si basa ogni sviluppo, in piena sincronia con i toni naturali della spiaggia adriatica.


Il progetto lavora per liberare gli ambienti e renderli continui. Gli spazi diventano aperti, fluidi, attraversati dal profumo del mare.


La zona giorno è trasformata in unico campo visivo, ordinatissimo, dove gli arredi – in gran parte su misura – disegnano le pareti senza interrompere lo spazio: un lungo tratto integra camino, contenitori e tecnologia, lasciando che siano luce e proporzioni a definire l’atmosfera. Qui fuoco, vapore e acqua non sono separati, ma parti dello stesso racconto domestico.



La materia, poi, diventa protagonista nei dettagli. I lavabi in pietra naturale, le superfici in marmo, le rubinetterie in ottone satinato, i piccoli oggetti in pietra naturale raccontano un’idea sviluppata su giunzioni, accostamenti pensati fino alla virgola, lievi contrasti armonici. Nei bagni, grandi lastre marmoree bianche e nere definiscono uno spazio compatto, quasi scavato nella materia, dove il vetro funziona da amplificatore.

È un interno prezioso, costruito attraverso proporzioni, materiali e luminosità.

Anche gli elementi funzionali — cucina, cabina armadio, arredi fissi — sono interamente disegnati su misura, coerenti al principio di integrazione.


Foto
Marco Cappannini
Testi
Maria Letizia Federici
Grafica
Heero
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