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Un edificio seicentesco crolla, ma non scompare.

17 - 04.26

L’arco resta, lo sperone rimane in piedi: il nuovo si estende attorno al frammento, lo sostiene, lo espone al tempo. Antico e contemporaneo convivono senza fingere di essere la stessa cosa, dentro una speciale armonia.

L’intervento assume una posizione chiara: non ricostruzione mimetica, ma riconoscibilità dell’azione contemporanea. Un edificio che conserva ciò che può essere conservato e dichiara ciò che è stato aggiunto.


Tracce e nuove architetture

A Serra San Quirico, ai margini del paesaggio pedemontano marchigiano, un edificio rurale di origine seicentesca arriva al presente in condizioni statiche compromesse. La salinità dell’area e il tempo avevano eroso profondamente le murature in pietra arenaria, fino al collasso parziale tra il 2007 e il 2008.
Il restauro conservativo si rivela impraticabile. La scelta diventa allora critica: demolire o trattenere ciò che può ancora raccontare la storia del luogo.
Si decide di mantenere l’arco d’ingresso e lo sperone murario adiacente, tracce evidenti della consistenza originaria. Il nuovo edificio si costruisce attorno a questi frammenti, non per mimetizzarsi, ma per sostenerli e renderli leggibili. La parte contemporanea regge l’antico, lo stabilizza e ne espone il degrado consolidato, senza cancellarlo.
Il volume originario è riconoscibile nella sua stereometria e nelle lacune lasciate visibili. Piscina, terrazza e veranda si inseriscono con una configurazione distinta, mentre l’accordo cromatico con la pietra esistente mantiene coerenza d’insieme.
All’interno vengono riprese le tecniche costruttive tradizionali: murature portanti, solai in legno e laterizio, copertura su capriate. Il nuovo assetto distributivo introduce sequenze prospettiche e variazioni volumetriche che ampliano la percezione dello spazio.
Le finestre a tutto vetro con telaio a scomparsa accentuano lo spessore delle murature e aprono l’interno al paesaggio, dove querce secolari fanno da controcampo.


Testi
Maria Letizia Federici
Grafica
Heero
Foto
Roby Vannucci
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